L’Ultimo Allarme

Cadono le foglie, è strano ma succede. Siamo a primavera e cadono le foglie. Ieri erano appena appena di un vago giallore e oggi le vedo cadere. Il fumo di ieri, poi, si è rivelato un vapore nero. Non era fumo ma vapore. Così mi ha detto Fed , quando mi ha chiamato da quel posto. Acqua e polveri. Non volevo che ci andasse, per me era inutile, ma lui ha una sua Linea di Pensiero che non prende null’altro in considerazione che se stessa. Gli ho detto, “Cadranno le foglie, stanno ingiallendo.” Non ha voluto accettare di collegare i due fatti, quello avvenuto e quello futuro. E oggi, il futuro di ieri, cadono. Poi ingiallirà l’erba. La vedo già di un altro colore. Non è il suo naturale colore. Non quello che ricordo, che ho visto per tanti anni. Ha una tendenza al viola. Un verde viola che dà l’idea del disgusto in cui tutti vivono. L’orologio non segna più l’ora esatta da almeno sei mesi. Mi sono stancata di regolare quell’essere instabile che scarta a caso secondi su secondi. Ho chiesto a Fed di pensarci lui. I miei pensieri sono tutti per quello che sta là fuori, che ingiallisce, illividisce.
Non si userà più illividisce, è quanto predomina per cui… Ma è la parola esatta.
Le parole… ne conosco davvero poche. Non tante quanto ne servirebbero per descrivere con più rigore e credibilità quello che succede. Sono sparite da tempo, le parole. Si sono nascoste da qualche parte ad aspettare momenti migliori, orecchie migliori per riaffiorare. Si dice che una lingua è viva in base a quanto cambia. Tutte le lingue sono morte perché hanno smesso di cambiare. Si sono amalgamate l’una con l’altra. Alla fine ce ne sarà una sola. Come il mio povero linguaggio, che forse so solo io. Così come le stagioni. Nessuna differenza. Sarà sempre autunno, un autunno caldo e freddo e senza più odori d’estate, d’inverno e nessun’aria di primavera.
Sono passati 57 anni da quando sono qui. Troppi per essere stati fermi senza nessuna gloria. Pochi per non essere stati portati in gloria.
Questa mattina ho deciso di fare un gesto eroico. L’ho detto a Fed che si è messo a ridere. Non dovrebbe, non fa parte della sua Linea di Pensiero. Eppure qualcosa simile all’umano ridere è avvenuto. In un altro momento, quando ero una vigliacca, lo avrei ignorato. Adesso lo invidio. Ma va bene così. In fondo è il suo momento. A ripensarci non è possibile che io indossi un qualche mantello colorato e dei colori sgargianti. Però mi ci vedo.
Di notte, da quasi un mese, ci sono 7 gradi. Non è un freddo vero perché inizia due ore dopo il tramonto e smette ad un’ora dall’alba. Non dovrebbe essere così. È una di quelle cose che so da sempre. L’ho misurato con estrema attenzione. Da anni misuro la temperatura e che aria tira. Quando sale e quando scende e con che velocità. Ci ho scritto persino dei libri su questo. Sembra che non interessi a nessuno. Eppure la velocità di escursione della temperatura spiegherebbe tante cose. Una di sicuro: le foglie e l’erba che non sono come dovrebbero essere. Nessuno è capace di fermarsi su questi valori.
Il mio tempo qui sta per finire. Mi chiedo come mai nessuno ancora se n’è accorto. Dopo 57 anni, trenta di troppo, sono ancora qui.
Fino a vent’anni fa qualcuno veniva da me. C’era interesse per quanto dicevo. Devo ammettere che mi si dava molta più importanza di quanto non riuscissi a capire. Forse parlavo meglio, ero più conforme ai tempi e agli interessi della gente. Forse la mia attenzione su quanto avveniva nell’aria, nel tempo, nei cicli, era più precisa. Mai nessuno ha reclamato o mi ha contraddetta, per tanti anni. Anche adesso nessuno mi contraddice o reclama per quanto faccio. Si passa da un estremo all’altro. M’ignorano. Forse non sanno neppure che esisto ancora, che sto qui. Fed è l’unico che mi contatta e mi passa qualche notizia. Come quella del vapore. Forse non è nemmeno una notizia perché ne ho previsto le conseguenze.
Fintanto che sono foglie… erba… Invece quando si tratta delle persone mi dovrebbero ascoltare. Mi dovrebbero prendere in considerazione. Invece è proprio per questo che io, per loro, non esisto più. Perchè è degli esseri umani che prevedo un colore diverso. Le tracce, ormai, sono visibili persino per loro. Un quarto di secolo fa un uomo mi disse: “Il tuo è il destino di Cassandra!” Da lì il lento declino. È così la gente. Dove c’è l’errore di uno solo lo vedono tutti. Quando l’errore è di massa non è più un errore, ma un modo di vivere. Sbagliato. Suicida. Eppure è così.
Fed è più giovane ed ascoltato di me, ma m’ignora completamente. Lui è un sistema di rilevazione dell’ultima generazione, è ancora troppo giovane per riuscire a prevedere con esattezza cosa significano i suoi dati.
Non si accorge di nulla. È fatto così. È stato voluto così.
Per me, una vecchia Centraline di Rilevazione atmosferica, non c’è futuro.
Cadono le foglie e io ho deciso di attivare il mio allarme per tutto il tempo. Fin quando non sarò ascoltata o distrutta. Voglio finire in gloria. Tentare ancora una volta. E vaffanculo. Bip.

La centralina stanca è Nik Redian.

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