No Contest!

Il fenomeno dei Contest è uno dei simboli del decadimento strutturale di tutta la “catena” della musica dal vivo (locale, organizzatore, gruppo, pubblico, etc.).

Il locale non sa fare il locale, altrimenti avrebbe clienti propri per suoi pregi e non avrebbe bisogno di Rubare il lavoro di qualcun altro; il fonico (molto spesso non lo è) è qualcuno messo lì a cercare di far funzionare un’attrezzatura inadeguata alla musica dal vivo… e perché non potrebbe esserci una legge che impedisce di fare musica dal vivo se non si hanno dei requisiti minimi, anche dal punto di vista delle attrezzature audio? Per vendere prodotti alimentari ci sono una serie di norme igienico sanitarie da rispettare… e perché non dovrebbero esserci norme che tutelano l’udito e l’opportuna fruizione della musica?

Il promoter o organizzatore è qualcuno che non sa fare il suo lavoro, altrimenti avrebbe dei suoi metodi per chiamare pubblico, invece di Sfruttare il lavoro di qualcun altro.

Il gruppo è complice, perché accettando uno sfruttamento così evidente manifesta una profonda sfiducia in se stesso e nella sua arte… si prova poco e ci si sforza poco… “… per quello che ci danno!”; certo se misuriamo tutto in termini di tornaconto economico, niente mi danno e niente gli do. Ma la musica non funziona così.

Il pubblico… ma il pubblico non c’è più! Quello va a vedere solo i concerti grossi, molto grossi; quando va in un locale per un contest è perché è innamorato della cantante o vuole molto bene al bassista… sono amici. E poi c’è questa storia, spalmata a destra e sinistra, che la musica deve essere libera (?!) e gratuita (?!)… e perché?
Fare musica e farla bene costa e i musicisti hanno il diritto di vivere del proprio lavoro, come chiunque altro; perciò se volete la musica dovete pagarla… come la pizza! Se no il silenzio, niente musica.

Bisognerebbe proprio cercare di organizzare uno sciopero globale della musica. Tutti, concerti, radio, tv, stereo privati… immagina che silenzio inquietante. Magari un giorno.

Il sistema ha distrutto la possibilità di fare il musicista in Italia, nel silenzio di tutti. Qualcuno adesso si è svegliato per il licenziamento di una sparuta nicchia di impiegati, e viene in mente la poesia elaborata da Brecht:
“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari…
… Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare”.

Ma noi mostriamo che qui c’è ancora qualcuno rimasto a protestare!

C’è un altro modo di fare le cose, la musica. Cominciamo noi.

David Petrosino

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